venerdì 24 aprile 2015

IL CONTROLLO MENTALE: TECNICHE SEGRETE


IL CONTROLLO MENTALE:  TECNICHE SEGRETE


LA MAGIA SINTETICA TRASMUTATORIA E LA VERA ALCHIMIA DEL METODO, FORNISCONO LE CHIAVI DI LIBERAZIONE DA COSE MOSTRUOSE COME QUELLE CHE LEGGERETE!
MRA

Attenzione questo articolo contiene elementi forti che potrebbero fungere da attiviatori per i sopravvissuti della programmazione Mentale Monark!!!


La programmazione Monarch è un metodo per il controllo mentale utilizzato da numerose organizzazioni per scopi segreti. Si tratta della prosecuzione del progetto MK-ULTRA, un programma di controllo mentale sviluppato dalla CIA, e testato su militari e civili. I metodi sono incredibilmente sadici (lo scopo principale è quello di traumatizzare la vittima), ed i risultati sono raccapriccianti: la creazione di una schiavo mentalmente controllato, che può essere attivato in qualsiasi momento per eseguire qualsiasi azione richiesta dal gestore (handler). Mentre i mass media ignorano il problema, oltre 2 milioni di americani hanno subito gli orrori di questa programmazione. Questo articolo esamina le origini della programmazione Monarch, alcuni dei suoi metodi e il simbolismo.
La programmazione Monarch è una tecnica di controllo mentale che comprende elementi del Satanic Ritual Abuse (SRA) e del disturbo di personalità multipla (MPD). Si utilizza una combinazione di psicologia, neuroscienze e rituali occulti per creare all’interno degli schiavi un alter ego che può essere attivato e programmato dai gestori. Gli schiavi della programmazione Monarch vengono utilizzati da varie organizzazioni collegate con l’élite mondiale in settori come: l’esercito, la schiavitù sessuale e l’industria dell’intrattenimento. In questo articolo daremo un occhio alle origini della programmazione Monarch, alle sue tecniche e al suo simbolismo.

ORIGINI
Durante il corso della storia, sono stati registrati molteplici resoconti che descrivevano rituali e pratiche simili al controllo mentale. Uno dei primi scritti che si riferisce all’uso dell’occultismo per manipolare la mente, può essere trovato nel Libro dei Morti egiziano. Si tratta di una raccolta di rituali, molto studiato dalle società segrete di oggi, che descrive i metodi di tortura e di intimidazione (per creare un trauma), l’uso di pozioni (farmaci) e il “lancio” di incantesimi (ipnotismo), che si traduce nel totale asservimento dell’iniziato. Altri eventi attribuiti alla magia nera, alla stregoneria e alla possessione demoniaca (dove la vittima è animata da una forza esterna) sono anche essi antenati della programmazione Monarch.
Tuttavia è durante il 20 ° secolo che il controllo mentale diviene una scienza in senso moderno del termine, dove migliaia di soggetti sono stati sistematicamente osservati, documentati e sperimentati.
Uno dei primi studi sulla metodica del controllo mentale basato sul trauma sono state condotte da Josef Mengele, medico che lavorava in campi di concentramento nazisti. Inizialmente acquisì notorietà per essere stato uno dei medici delle SS che curò la selezione dei prigionieri in arrivo, determinando chi doveva essere ucciso e che sarebbe diventato un operaio per i lavori forzati. Tuttavia, egli è noto soprattutto per aver condotto degli esperimenti macabri sugli esseri umani all’interno dei campi di concentramento. Mengele conduceva esperimenti pure sui bambini, motivo per il quale venne chiamato “L’angelo della Morte”.
                                         

                                          Joseph Mengele, 1935



Mengele non gode di stima per i suoi sordidi esperimenti sui prigionieri dei campi di concentramento, in particolare sui gemelli. Una parte del suo lavoro, menzionata raramente, è la ricerca sul controllo della mente. Gran parte di essa è stata confiscata dagli Alleati ed è ancora classificata ai nostri giorni.
“DR. GREEN (Dr. Joseph Mengele): Il miglior programmatore, si potrebbe forse conferire lui il titolo di padre della programmazione Monarch, un ex-medico del campo di concentramento nazista. Migliaia di schiavi Monarch controllati mentalmente negli Stati Uniti avevano il “Dr. Green” come loro programmatore capo”. 
“Il Dr. Joseph Mengele, conosciuto ad Auschwitz, fu il principale promotore del Progetto Monarch, basato sul trauma, e dei programmi MkUltra della CIA. Mengele e circa 5, 000 altri nazisti di alto rango sono stati segretamente trasferiti negli Stati Uniti e nel Sud America all’indomani della seconda guerra mondiale in una Operazione progettata dalla Paperclip. I nazisti hanno continuato la loro opera nello sviluppo di tecnologie di controllo mentale e missilistica in segreto nelle basi sotterranee militari. L’unica cosa che c’è stata detta era che il lavoro di progettazione missilistica era portato avanti in collaborazione con l’ex celebrità nazista Warner Von Braun. Gli assassini, i torturatori, i mutilatori che hanno spezzato migliaia di vite sono stati discretamente tenuti da parte, occupando comunque le basi sotterranee militari degli Stati Uniti che a poco a poco sono diventate la dimora di migliaia e migliaia di bambini americani rapiti dalle strade (circa un milione l’anno) e messi in gabbie di ferro impilate dal pavimento al soffitto come parte della “rieducazione”. Questi bambini sarebbero stati utilizzati per affinare e perfezionare ulteriormente le tecnologie sul controllo mentale di Mengele. Alcuni bambini selezionati (almeno quelli che sopravvivevano alla ‘rieducazione’), sarebbero diventati gli schiavi controllati mentalmente del futuro che sarebbero poi stati utilizzati in migliaia di lavori diversi che vanno dalla schiavitù sessuale agli omicidi. Una parte consistente di questi bambini, che erano considerati materiali di consumo, sono stati abbattuti intenzionalmente di fronte (e da) altri bambini, al fine di traumatizzare il tirocinante selezionato in totale rispetto e sottomissione. 
Le ricerche di Mengele servirono come base per l’illegale e segreto programma di ricerca CIA chiamato MK-ULTRA.


MK-ULTRA

Documento sull’Mk-Ultra declassificato
Il progetto MK-ULTRA è andato avanti dagli inizi degli anni 50 fino alla fine degli anni 60, utilizzando i cittadini americani e canadesi come soggetti di prova. Le prove pubblicate sul Progetto MK-ULTRA indicano l’utilizzo di metodologie che miravano a manipolare i singoli stati mentali e alterare le funzioni cerebrali, compresa la somministrazione di farmaci surrettizia e di altre sostanze chimiche, la deprivazione sensoriale, l’isolamento e abusi verbali e sessuali.

Foto declassificata di una giovane vittima dell’MK-Ultra (1961). Bambina di 8 – 10 anni sottoposta a 6 mesi di LSD, elettroshock, privazione sensoriale. Circa ogni 60 minuti la memoria le veniva cancellata ed ora il suo cervello è come quello di un neonato.





Anche se gli obiettivi ammessi dei progetti erano quelli di sviluppare metodi di tortura e interrogatorio da usare contro i nemici del paese, alcuni storici hanno affermato che il progetto mirò a creare il “candidato della Manciuria”, programmato per compiere atti diversi, quali omicidi e altre missioni segrete.
L’MK-ULTRA venne portato davanti alla luce dei riflettori da varie commissioni nel 1970, compresa quella della Rockefeller del 1975. Anche se si sostiene che la CIA abbia interrotto tali esperimenti, dopo l’intervento di queste commissioni, alcuni whistle-blowers affermano che il progetto ha assunto un basso profilo e il programma Monarch sia diventato il suo successore “classificato”.
L’affermazione più incriminate finora fatta da un funzionario del governo per quanto riguarda la possibile esistenza di un progetto MONARCH venne estratta da Anton Chaitkin, uno scrittore per il Taurillon. Quando venne chiesto direttamente all’ex direttore della CIA William Colby: “Cosa ne pensa del progetto Monarch?”, rispose con rabbia e con ambiguità, “Ci siamo fermati tra la fine del 1960 e i primi anni del 1970". 



PROGRAMMAZIONE MONARCH
Anche se non c’è mai stata alcuna ammissione ufficiale dell’esistenza della programmazione Monarch, eminenti ricercatori hanno documentato l’uso sistematico del trauma in soggetti per scopi di controllo mentale. Alcuni sopravvissuti, con l’aiuto di terapisti dedicati, sono stati in grado di “deprogrammare” se stessi per andare poi a registrare e divulgare i dettagli raccapriccianti delle loro traversie.
Gli schiavi Monarch sono principalmente utilizzati dalle organizzazioni per effettuare operazioni mediante capri espiatori addestrati a svolgere compiti specifici, che non contestino gli ordini, che non ricordino le loro azioni e che, se scoperti, si suicidino automaticamente. Sono il capro espiatorio perfetto per gli omicidi di alto profilo (vedi Sirhan Sirhan), candidate ideali per la prostituzione, per la schiavitù sessuale e della pornografia snuff. Sono anche perfette marionette per l’industria dell’intrattenimento che fa di loro delle star.
“Quello che posso dire è che oggi la programmazione rituale basata sull’abuso è molto diffusa, è sistematica, si organizza attraverso le conoscenze esoteriche che non sono scritte, o pubblicate su qualsiasi libro o dette in un talk show, ma che vediamo costantemente aggirarsi in tutto il paese.
La gente dice: “A quale scopo?” La mia ipotesi migliore è quella che vogliono un esercito di candidati della Manciuria, decine di migliaia di robot mentali che si prostituiranno, agiranno nella pornografia infantile, nel contrabbando della droga, nel contrabbando internazionale di armi, faranno snuff-film, ogni sorta di cosa che porti un forte guadagno economico, ci tenteranno insomma, alla fine i megalomani al vertice della piramide penseranno di aver creato un ordine satanico che comanderà il mondo”. 
I programmatori Monarch causano traumi intensi ai soggetti, attraverso l’uso di elettroshock, torture, abusi sessuali e giochi mentali, al fine di costringerli a dissociarsi dalla realtà – una risposta naturale in alcune persone, quando si trovano a sopportare un dolore insopportabile. La capacità del soggetto di dissociarsi è un requisito importante ed è, più facilmente riscontrabile nei bambini che provengono da famiglie che hanno subito abusi anche nelle generazioni precedenti. La dissociazione mentale permette ai gestori di creare diversi alter ego in compartimenti a tenuta stagna nella psiche del soggetto, che possono essere quindi programmati e attivati a piacimento.
“La programmazione basata sul trauma può essere definita come la tortura sistematica che blocca la capacità di elaborazione cosciente della vittima (attraverso il dolore, il terrore, la droga, l’illusione, la privazione sensoriale o l’eccesso di stimolazione sensoriale, la diminuzione dell’ossigeno, il freddo, il caldo, la stimolazione cerebrale e, spesso, con esperienze di pre-morte), e che impiega poi suggerimenti e / o condizionamenti classici e operanti (in coerenza con i principi consolidati della modificazione comportamentale) per impiantare i pensieri, le direttive e le percezioni nella mente inconscia, nelle nuove identità, che forzano la vittima a fare, sentire, pensare o percepire le cose, agli scopi del programmatore. L’obiettivo è che la vittima segua le direttive senza consapevolezza, compresi gli atti che sono in palese violazione con la morale o i principi del soggetto.
L’installazione della programmazione per il controllo mentale si basa sulla capacità della vittima di dissociarsi, che consente la creazione di nuovi personaggi indipendenti l’un l’altro che sono i veicoli con cui la programmazione si attua in maniera segreta. I bambini dissociati sono i primi “candidati” per questo genere di programmazione“. 5
Il controllo mentale Monarch è segretamente utilizzato da vari gruppi e organizzazioni per vari scopi. Secondo Fritz Springmeier, questi gruppi sono conosciuti come il “Network” e formano la struttura portante del Nuovo Ordine Mondiale.



ORIGINI DEL NOME
Il controllo mentale Monarch è chiamato in questo modo in riferimento alla farfalla Monarca – un insetto che comincia la sua vita come un verme (che rappresenta il potenziale non sviluppato) e, dopo un periodo nel bozzolo (programmazione) rinasce come splendida farfalla (lo schiavo Monarch). Alcune caratteristiche specifiche per la farfalla monarca, sono applicabili anche al controllo mentale.
“Uno dei motivi principali per cui la programmazione Monarch ha assunto questo nome fù la farfalla monarca. La farfalla monarca impara dove è nata (radici) e passa questa conoscenza genetica ai suoi discendenti (di generazione in generazione). Questo è stato uno degli animali che ha fatto tacere gli scienziati, rendendo scientifico il fatto che il sapere possa essere trasmesso geneticamente. Il programma Monarch si basa sugli obiettivi Nazisti/Illuminati di creare una razza superiore, in parte attraverso la genetica. Se la conoscenza può essere trasmessa geneticamente (ed è così), allora è importante che vengano trovati i corretti genitori che possano passare la corretta conoscenza a quelle vittime selezionate per il controllo mentale Monarch“. 

QUI VEDIAMO CHE QUESTE TECNICHE SONO STATE PRESE DALA ALCHIMIA FISICA CHE IL METODO INSEGNA MA IN MANIERA LUMINOSA MENTRE QUI NE VEDIAMO L'USO IN MANIERA SATANICA.
QUI C'E' ANCHE LA PROVA PURTROPPO IN NEGATIVO, DELL'EFFICACIA DEL METODO E DELLA TRASMISSIONE DELLA CONSOCENZA DAL MAESTRO ALL'ALLIEVO SECONDO L'ALCHIMIA DEL METODO.....CHI SA VEDERE VEDA COME SIA POSSIBILE DUNQUE GIUNGERE ALLA CONOSCENZA SOLO GENETICAMENTE...OSSIA PRENDENDO DAL MAESTRO QUELLO CHE GLI SERVE....
MRA

“Quando una persona sta subendo traumi indotti da elettroshock, è provato che essa subisce una sensazione di leggera vertigine, come se si sentisse sospeso o fluttuante come una farfalla. Vi è anche una rappresentazione simbolica relativa alla trasformazione o alla metamorfosi di questo bell’insetto: da un bruco in un bozzolo (dormienza, inattività), ad una farfalla (nuova creazione), che ritorna al suo punto di origine. Tale è il modello migratorio che rende questa specie unica". 


METODO
La vittima viene chiamata “schiavo” da parte del programmatore / gestore, che a sua volta è percepito come un “maestro” o “Dio”. Circa il 75% è di sesso femminile, in quanto in possesso di una maggiore tolleranza al dolore e perché tendono a dissociarsi più facilmente rispetto ai maschi. Gli Handler della programmazione Monarch cercano di dividere in comparti la psiche del soggetto, creando personalità multiple usando il condizionamento basato sul trauma.

Di seguito è riportato un elenco parziale di queste forme di tortura:
1. Abuso sessuale e tortura
2. Confinamento in box, gabbie, bare, ecc, o sepoltura (spesso con una piccola apertura o un tubo d’aria per l’ossigeno)
3. Contenzione con corde, catene, polsini, ecc
4. Provocando la sensazione di annegamento
5. Caldi o freddi estremi, immersione nell’acqua ghiacciata o in prodotti chimici corrosivi/acidi
6. Scarnificazione (alle vittime destinate a sopravvivere venivano staccati solo le parti superiori dello strato epidermico)
7. Girare su se stessi
8. Luce Accecante
9. Scosse elettriche
10. Ingestione forzata di fluidi corporei, come sangue, urina, feci, carne, ecc
11. Essere appesi in posizioni scomode e dolorose
12. La fame e la sete
13. La privazione del sonno
14 Compressione forzata con pesi e oggetti
15. Privazione sensoriale
16. Allucinogeni, per creare confusione e amnesia, somministrate per iniezione o per via endovenosa
17. Ingestione o iniezione di sostanze chimiche tossiche per creare dolore o malattia, compresi agenti chemioterapici
18. Stiramento degli arti o dislocamento degli stessi
19. Posizionamento di serpenti, ragni, vermi, ratti e altri animali per indurre paura e disgusto sul corpo
20. Esperienze vicine al pre morte, come l’asfissia da soffocamento o annegamento, con immediata rianimazione
22. Si è costretti ad essere esecutori o testimoni di abusi, della tortura e il sacrificio di persone e animali.
23. Partecipazione coatta nella pedopornografia e nella prostituzione
24. Stuprare una donna per metterla incinta, viene quindi fatta abortire e il feto viene utilizzato a scopo rituale, o se la gravidanza non viene interrotta, il bambino viene rapito per essere una vittima sacrificale o diventare uno schiavo.
25. Abusi che vanno a colpire anche la spiritualità delle vittime facendole sentire possedute, molestate, e completamente controllate da spiriti o demoni
26. Profanazione delle credenze giudaico-cristiana e delle forme di culto; dedizione a Satana o ad altre divinità
27. Abusi e illusioni vengono perpetrati in modo da convincere le vittime che Dio è il male, come ad esempio convincere una bambina che è stato Dio a violentarla.
28. La chirurgia usata come forma di tortura, di sperimentazione, o che causa una variata percezione delle cose.
29. Danni o minacce ai familiari, agli amici, alle persone care, agli animali domestici, e alle altre vittime, per forzare il rispetto
30. L’uso della illusione e della realtà virtuale per confondere e rendere l’intera vicenda unw cosa poco credibile. 

“La base per il successo della programmazione Monarch è che possono essere create differenti personalità o parti di personalità, che non si conoscono tra loro, ma che possono prendere il controllo del corpo in momenti diversi. Le pareti di amnesia costruite grazie ai traumi, formano uno scudo protettivo di segretezza che protegge i colpevoli dall’essere scoperti, e impedisce alla personalità principale di sapere quando il sistema di cambio personalità è attivo. Lo scudo del segreto permette ai membri del culto di vivere e di lavorare assieme agli altri e di rimanere totalmente inosservati. La personalità dominante potrebbe essere un buonissimo cristiano, ma la personalità che si nasce sotto di essa potrebbe essere più satanica di quella di Mr. Hyde (Guardatevi BTK Bind Torture Kill). Si cerca di fare molto sotto il profilo del mantenimento della segretezza della agenzia di intelligence o del gruppo occulto che sta controllando lo schiavo. Il tasso di successo di questo tipo di programmazione è alto, ma quando fallisce, i fallimenti vengono eliminati attraverso la morte. Ogni trauma e tortura serve a uno scopo. Una grande quantità di sperimentazioni e ricerca furono condotti per sapere cosa poteva essere fatto e cosa no. Vennero elaborati grafici con i dati statistici su quanto si potesse torturare un corpo di un dato peso e di una data età senza che tale individuo morisse". 
“A causa del grave trauma indotto dalla terapia elettroconvulsiva, dagli abusi sessuali e da altri metodi, la mente si divide in personaggi differenti dal principale. Precedentemente indicato come Disturbo di Personalità Multipla, è attualmente riconosciuto come Disturbo dissociativo di identità ed è la base per la programmazione Monarch. Il condizionamento della mente della vittima viene ulteriormente rafforzato attraverso l’ipnosi, la coercizione a doppio legame, inversioni tra piacere e dolore, privazioni di cibo, acqua, sonno e sensoriale, insieme a vari farmaci che modificano alcune funzioni cerebrali “. 
La dissociazione viene quindi ottenuta traumatizzando il soggetto, utilizzando l’abuso sistematico e rituali occulti terrificanti. Una volta che la scissione della personalità di base si verifica, un “mondo interno” può essere creato e nuovi alterego possono essere programmati utilizzando strumenti quali la musica, i film (soprattutto le produzioni Disney) e le fiabe. Questi ausili visivi e audio rafforzano il processo di programmazione con immagini, simboli, significati e concetti. Gli alterego appena creati possono essere attivati con le parole di attivazione o con dei simboli con cui è stata programmata la psiche del soggetto dal gestore. Alcune delle immagini più comuni interne viste dagli schiavi del controllo mentale sono gli alberi, l’Albero Cabalistico della Vita, loop infiniti, antichi simboli e lettere, ragnatele, specchi, vetri rotti, maschere, castelli, labirinti, demoni, farfalle, clessidre, orologi e robot. Questi simboli sono comunemente inseriti nei film della cultura popolare e nei video per due motivi: per desensibilizzare la maggioranza della popolazione, utilizzando i messaggi subliminali e la programmazione neuro-linguistica e di costruire deliberatamente specifici trigger e chiavi per la programmazione di base per i bambini “monarch” altamente impressionabili.  Alcuni dei film utilizzati per la programmazione Monarch includono Il mago di Oz, Alice nel paese delle meraviglie, Pinocchio e la Bella Addormentata.


Il film Il mago di Oz è utilizzato dai gestori del programma Monarch per i loro schiavi. Simboli e significati nel film diventano attivatori nella mente della vittima che consentono un facile accesso alla mente dello schiavo da parte del gestore. Nella cultura popolare, velati riferimenti alla programmazione Monarch usano spesso analogie con Il mago di Oz e Alice nel paese delle meraviglie.


In ogni caso, allo schiavo viene fornita una particolare interpretazione della trama del film, al fine di migliorare la programmazione. Ad esempio, ad uno schiavo che guarda Il mago di Oz viene insegnato che “Somewhere Over The Rainbow”è il “luogo felice” dove le vittime del controllo Monarch devono andare per sfuggire al dolore insopportabile che gli affligge. Utilizzando il film, i programmatori incoraggiano gli schiavi ad andare “oltre all’arcobaleno” dissociandosi, separando in modo efficace le loro menti dai loro corpi.
“Come accennato prima, l’ipnotizzatore troverà più facile ipnotizzare i bambini se ci sa fare con loro. Un metodo che è efficace è quello di dire ai bambini piccoli, “Immagina di guardare il tuo programma tv preferito”. Questo è il motivo per cui i film della Disney e gli altri show per i piccoli sono così importanti per i programmatori. Essi sono lo strumento ipnotico ideale per ottenere la dissociazione mentale del bambino. I programmatori hanno utilizzato i film fin dall’inizio per far imparare ai piccoli gli script ipnotici. I bambini hanno bisogno di sentirsi parte del processo ipnotico. Se l’ipnotista permette al bambino di costruirsi il suo immaginario personale, le suggestioni ipnotiche saranno più forti. Piuttosto di dire il colore del cane, il programmatore può chiederlo direttamente al bambino. E’ proprio in questo aspetto che i libri e i film proiettati assistono il bambino nel focalizzare la giusta direzione da intraprendere con la sua psiche. Se l’ipnotista parla con il bambino, dovrà prendere delle precauzioni extra per non cambiare il tono della voce e avere transizioni morbide. La maggior parte dei film della Disney sono utilizzati ai fini della programmazione. Alcuni di essi sono progettati specificatamente per il controllo della mente“. 


LIVELLI DELLA PROGRAMMAZIONE MONARCH
I livelli di programmazione Monarch identificano le “funzioni” dello schiavo e prendono il nome dalla elettroencefalografia (EEG) delle onde cerebrali ad essi associate.


                                                              Tipi di onde cerebrali





                         

                                            Monitoraggio delle onde cerebrali attraverso il cuoio capelluto


Considerata come la programmazione “generale” o regolare, quella ALPHA si situa all’interno delle dinamiche di base del controllo della personalità. È caratterizzata da una ritenzione mnemonica estremamente pronunciata, insieme ad un sostanziale incremento della forza fisica e visiva. La programmazione alpha si realizza attraverso la deliberata suddivisione della personalità delle vittime, in sostanza, provoca una divisione sinistra-destra del cervello, consentendo una riunione programmata dell’emisfero sinistro e destro attraverso la stimolazione neuronale.
La BETA rappresenta la programmazione “sessuale” (schiavi sessuali). Questa programmazione elimina le convinzioni morali apprese e stimola l’istinto sessuale primitivo, privo di inibizioni. Alterego “Gatte” possono crearsi a questo livello. Conosciuta come la programmazione Sex-Kitten, è la più visibile delle programmazioni sulle celebrità femminili, sulle modelle, sulle attrici e sulle cantanti che sono state sottoposte a questo tipo di programmazione. Nella cultura popolare, i vestiti con stampe feline spesso denotano la programmazione sex-kitten.
La DELTA è nota come programmazione “killer” ed è stata originariamente sviluppata per l’addestramento degli agenti speciali o dei soldati d’elite (cioè la Delta Force, il First Earth Battalion, il Mossad, ecc) nelle operazioni di infiltrazione. L’ottima risposta adrenalinica e l’aggressività controllata sono evidenti. I soggetti sono privi di paura e sono molto sistematici nello svolgimento delle loro assegnazioni. Istruzioni come il suicidio sono stratificate in a questo livello.
THETA. Viene considerata una programmazione psichica. I bloodliners (cioè coloro che discendono da famiglie di tradizione satanista) hanno una propensione psichica, sconosciuta a chi non appartiene alle loro casate, utilizzando la telepatia. Tuttavia, dati i limiti intrinseci di questo tipo di controllo mentale vennero introdotti svariati sistemi elettronici, come impianti cerebrali che sfruttano le tecnologie laser ed elettromagnetiche. È noto che essi vengono utilizzati in abbinamento a super computer e a satelliti di geolocazione. 


CONCLUDENDO
È difficile rimanere obiettivi descrivendo gli orrori subiti dagli schiavi Monarch. L’estrema violenza, l’abuso sessuale, la tortura mentale e i giochi sadici inflitti alle vittime da “rinomati scienziati” e da funzionari di alto livello dimostrano l’esistenza di un vero e proprio “lato oscuro” del potere. Nonostante le rivelazioni, i documenti e i whistle blowers, la grande maggioranza della popolazione ignora, respinge o evita il problema del tutto. Oltre due milioni di americani sono stati programmati dal condizionamento basato sul trauma dal 1947 e la CIA ha ammesso pubblicamente i propri progetti sul controllo mentale nel 1970. Film come The Manchurian Candidate fanno riferimento direttamente al soggetto della discussione che sto portando avanti, raffigurando le tecniche di tortura, come l’elettroshock, l’uso di parole “attivatrici” e l’implementazione del microchip nelle nostre vite. Diversi personaggi pubblici che vediamo nei nostri schermi tv e nei film sono schiavi del controllo mentale. Personaggi famosi, da Candy Jones, a Celia Imrie a Sirhan Sirhan sono uscite allo scoperto e hanno raccontato le loro esperienze di vittime del controllo mentale … ma ancora il pubblico rivendica l’idea che “sia tutto una finzione”.
La ricerca e i fondi investiti nel progetto Monarch non vennero spesi solo per le vittime del controllo Monarch. Molte delle tecniche della programmazione messe a punto in questi esperimenti vengono applicati su una scala mondiale attraverso i mass media. I video musicali, le notizie dei media ufficiali, i film, le pubblicità e i programmi televisivi sono concepiti utilizzando i dati più avanzati sul comportamento umano a disposizione. Molti di questi provengono dalla programmazione Monarch.


QUESTO E' SOLO UN PICCOLO SOLLEVAMENTO DEL VELO....
MRA

sabato 18 aprile 2015

1)CONTROINIZIAZIONE 2)LE SETTE TORRI DEL DIAVOLO


1)CONTROINIZIAZIONE
2)LE SETTE TORRI DEL DIAVOLO






1. Veniamo al problema della chiave, in relazione alla controiniziazione. Si parlava delle componenti della controiniziazione stessa, dopo aver chiarito che l’abuso del termine «controiniziazione» non trova basi nell’opera guénoniana. Rimane il problema di meglio delineare le componenti della controiniziazione stessa, cosa sulla quale Guénon ha dato preziose indicazioni, amplificate ed approfondite da taluni seguaci intelligenti, ma sovente con deduzioni forzate. Questo delle deduzioni forzate operate sul testo è un altro degli errori più diffusi. Quanto ai “seguaci” di Guénon, mi riferisco in particolare a Jean Robin, che ha divulgato il tema delle Sette Torri del Diavolo (Shaitàn), del quale Guénon aveva parlato nelle sue lettere private, non giudicandolo (allora, cinquant’anni fa e più) suscettibile di espressione pubblica. Con il tempo, la necessità di maggior conoscenza nel campo, anche, se non soprattutto, per una situazione che, di fatto, preme, si è fatta sentire, portando quindi alla necessaria espressione anche pubblica del tema. 

Abbiamo visto i cambiamenti ciclici attuarsi sotto i nostri occhi, inesorabili ed intrattabili come un’orda di troll, per cui tali cambiamenti hanno modificato, di fatto, una parte sola del quadro guénoniano, facendone invece rimanere un’altra: questo perché, come più volte ricordato, Guénon ha discusso più di uno scenario. Dico queste cose per fare il punto della situazione, cosa necessaria se si vuol evitare di “mettere troppa carne sul fuoco”, come si suol dire. 

Ora, proseguiamo il nostro discorso, relativo alla “fonti” della controiniziazione. Come è stato più volte ripetuto in varie sedi, il nocciolo della questione è che il controiniziato non chiama se stesso “controiniziato”, bensì si autodefinisce “iniziato”. In altri termini, la discriminante fra iniziazione e controiniziazione fa parte dell’iniziazione, non della controiniziazione. Se, come Guénon non si stancava di ripetere, la controiniziazione si può in effetti opporre all’iniziazione solo nel campo dei Piccoli Misteri (campo, è bene ripeterlo senza posa, del tutto legittimo in sé, contro il quale taluno ha parlato per ignoranza), dunque il discrimen tra iniziazione e controiniziazione non può venire dal campo dei Piccoli Misteri, ma solo dal Centro stesso, raggiunto al culmine dei Piccoli Misteri stessi. Tale culmine si traduce nell’inizio dei Grandi Misteri. 

Anche qui, bisogna guardarsi dalle solite incomprensioni, nate dal non afferrare che qui si sta parlando di realtà spirituali, non di dimensioni concettuali, mentali. Il compimento dei Piccoli Misteri è l’inizio dei Grandi. Detto altrimenti: fra i due non c’è un taglio netto, quando si è giunti al Centro. Perché? Perché nel Centro tale distinzione non ha più senso. Esiste solo la diretta percezione della Volontà Divina, e si stagliano intatti i mondi superni; sta quindi a chi è colà giunto “scegliere” se proseguire oltre, salendo, o volgersi verso il Basso senza tuttavia poterci ricadere, senza esserne toccati, qual Motore Immobile “dirigendo” il moto stesso. 

Ho parlato di “scelta”: non c’è in effetti alcuna scelta, ma solo il diretto percepire la Volontà Divina, che cola giù come aurea ed aurorale acqua di cascata. In effetti, colà giunti, non vi è più differenza tra l’individualità e ciò che la trascende originandola, nel senso che l’individualità è stata largamente assorbita dal suo “prototipo” (l’uomo “primordiale”, la fitrah), pur mantenendo una sua specificità: è il prototipo in una sua particolar funzione. Così essendo stato assorbito nel prototipo l’individualità, “si” vede quel che sempre vi era “sin dal principio”. 

In tal principio vi è lo stigma, il “segno” della Volontà Divina che stabilisce se, a quel punto, si possa continuare a salire, ovvero ci si debba volgere verso il mondo appena lasciato per un tempo determinato e non determinabile quantitativamente: di solito ai fini del mantenimento di una funzione per il raggiungimento di un determinato scopo (è il caso dell'avatâra). 

Questa funzione peraltro può essere svolta anche altrimenti. Nel caso di Guénon e della sua «funzione letteraria», si deve dedurre che un'influenza diretta del Centro, calando su di lui, ha consentito che la questione della «controiniziazione», quindi, qualcosa che deriva da una divisione lontana nel tempo e che origina da ben prima del mondo moderno - nel quale doveva però trovare il suo miglior terreno di crescita - venisse fuori apertamente, in previsione della sua emersione storica. 

Solo così, per mezzo di un intermediario, avrebbe potuto una questione del genere venir fuori ed emergere apertamente anche a livello relativamente pubblico. Chiaramente, una tal “emersione” rimane esoterica, nel senso che non basta la sua enunciazione per comprenderne il valore, cioè una tale questione non si dirime con la sola lettura, dovendoci essere una parallela conoscenza diretta, per lo meno parziale. In caso contrario, il rischio di prendere “lucciole per lanterne” o “fischi per fiaschi” è grandissimo nel campo spinosissimo e pesantemente paludoso del quale stiamo trattando. 

In primo luogo, il riferimento alla controiniziazione che si ritrova nelle opere di Guénon si collega alla “rivolta degli Kshatriya”, della quale, oltre ad accenni sparsi qua e là, si parla in particolare nei Simboli della scienza sacra (cap. 20 e 24 in particolare) e nelle Considerazioni sulla via iniziatica, cap. XL in particolare. Tale capitolo, che ha come titolo “Iniziazione reale ed iniziazione sacerdotale” merita qualche considerazione aggiuntiva (è la controparte esoterica del libro di Guénon: Autorità spirituale e potere temporale). 

Senz’altro la rivolta degli Kshatriya è la causa non della controiniziazione stessa, ma della trasformazione del luciferismo in satanismo, cioè della possibilità ancora implicita di rivolta nella rivolta effettiva. Questa sottile distinzione, che Guénon ribadisce nelle note a piè di pagina del cap. XL di Considerazioni, è ben conosciuta ed accettata da Jean Robin, per cui il puro e semplice equiparare la rivolta degli Kshatriya alla controiniziazione non è sufficiente. Ciò è confermato dai dati della tradizione islamica, che hanno le basi nello stesso Corano, quindi nella Rivelazione stessa, secondo un’interpretazione che lo stesso Robin ha divulgato: l’origine della controiniziazione sarebbe simboleggiata, nel Corano, dalla moglie di Noè, che lo “tradì” (è un termine che vela la realtà). 

Se Noè è l’iniziatore dell’attuale ciclo, pari al semiperiodo di precessione degli equinozi (12.960 anni), ed oggi agli sgoccioli (*), ergo la controiniziazione c’è fin dal principio del ciclo stesso, sin dal “giardino” dell’Eden. 

(*) Secondo Robin, sarebbe già terminato nel 1999, per cui saremmo già nel sandhya, evento dalle incalcolabili conseguenze. 

Sennonché il ciclo dell’Adamo attuale corrisponde al semiperiodo del Grande Anno di 12.960 anni, sulla qual cosa concordano Dante e le fonti islamiche (dalle quali Dante, tra l’altro, è stato profondamente influenzato, e che occorre conoscere per ben intendere il pensiero di colui che per noi europei ed occidentali - non moderni - ha edificato una cattedrale nell’ambito della poesia e della letteratura). (*) 

(*) Una precisazione ulteriore sull’influsso islamico nell’opera dantesca va fatta. Esso è indubbiamente presente, e maggiore di quel che si creda, tuttavia non è che si possa giungere al punto di fare di Dante un “criptoislamico”, secondo il pensiero di qualche aficionado dell’Islamismo o di qualche neoconvertito, per cui l’intellettualità (=spiritualità) è solo islamica, la cristianità dovendosi limitare al solo recepire, ringraziando, l’influsso islamico. Rimane tuttavia che Dante senza Islamismo non si può comprendere: il suo stile, il dolce stil novo, risente della forte influenza della scuola siciliana, che riecheggiava i temi tipici della poesia arabo-iranica (la donna, la rosa...), spesso con aspetti sufi. L’influsso di Averroè, poi, fu fortissimo in Dante. Ma tutto ciò non lo rese affatto islamico, tanto che pose Maometto ed Alì all’inferno, come “facitori di scandali”, scismatici. Per lui l’Islàm rimase sempre la versione eretica del Cristianesimo, quella di Ario, secondo cui Gesù Cristo è grandissimo ma non “consustanziale” a Dio, bensì su di un piano a Lui inferiore. 

Va poi precisato che l’Adamo attuale di cui si è detto è quello delle fonti ismailite, le quali pur parlando di moltissimi “Adamo” insistono che si tratta proprio del nostro Adamo. 

Ora, nel quadro dei cicli cosmici che Guénon ha dipinto, è Noè il prototipo dell’uomo (=Adamo) della parte del ciclo che inizia con la catastrofe di Atlantide, ovvero del Grande Anno (=12.960 anni), mentre per gli Ismailiti così come per Dante il “nostro” Adamo è quello degli ultimi 6.480 anni, cioè della metà del Grande Anno. Occorre dunque non confondere due cose: da una parte il semiperiodo della precessione equinoziale che è di 12.960 anni (ci sono delle inesattezze in tali calcoli, dovute alla serie complessa di piccoli moti astrali della terra ed all’attrazione lunisolare), e dall'altra parte il semiperiodo del Grande Anno, che è di 6.480 anni. (*) 

(*) Si consideri che per Guénon il Kali-Yuga dura appunto 6.480 anni. 

Ora, le fonti ismailite, in particolare, assicurano che Iblìs era presente sin da questo “giardino dell’Eden”, che per loro era il luogo dove le realtà spirituali si disvelavano direttamente (in linguaggio guénoniano: il Centro), senza dover rivestirsi del linguaggio dei simboli; tali fonti ne danno anche il nome: al Hârith ibn Murra (tra l’altro, il nome iniziale è una delle concause che fa sì che la tribù al-Hârith, per quanto sovente molto importante, sia sempre stata non ben vista tra le tribù arabe). 

Tra gli Arabi premoderni (ma islamici) reputarsi “discendente d’Iblìs” era dunque cosa possibile; chi è discendente d’Iblìs viene dai jinn, ma non ogni discendente di jinn viene da Iblìs, ché i jinn non sono sempre malefici. Che vengano dai jinn i Curdi, per esempio, è un’idea diffusa in Medio Oriente, anche se può essere attribuita con qualche ragione solo a ristrette fasce di Curdi. 

Tale idea era inoltre ben diffusa anche in Occidente, come dimostra il fatto che nel Medioevo c’erano molte famiglie che si dicevano discendenti di creature del mondo intermedio: per esempio i Lusignano da Melusina, una Dama Verde, e poi gli Jagelloni, varie famiglie in Boemia ed Ungheria (l’Ungheria d’un tempo comprendeva la Transilvania) ecc. Per via di mescolanze tali famiglie hanno colorato di sé una buona fetta dell’aristocrazia europea, il che può spiegare alcune cose. 

Tra l’altro, i Lusignano si sono mescolati ai Savoia, che hanno posto termine al dominio temporale della Chiesa cattolica e contribuito ad inquinare la Massoneria. Dame Verdi sono anche collegate al Madagascar, dove si collegano sia ai Naga dell’India - anche in India vi sono infatti di tali famiglie, e così pure in Cina, Giappone ed Indonesia - sia con Alì e lo Sciismo. 

Il legame dei Savoia con i Lusignano poi nasce da via strettamente “dinastica”: un matrimonio, che fruttò ai Savoia la parentela con la casata che deteneva il titolo di “re di Gerusalemme”, i Lusignano per l’appunto. Pertanto, i Savoia, prima di ricevere il titolo di re di Sardegna, avevano, per via soltanto dinastica sia chiaro, titolo a regnare in Palestina. S’intende sul regno crociato di Gerusalemme. 

Per tornare alle fonti ismailite, particolarmente interessanti perché ci danno il “prototipo” della “tentazione eterna”, al-Hârith, per tentare Adamo, fa leva sulla sua generosità, non sui suoi difetti o limiti, e lo spinge a rivelare la conoscenza diretta delle realtà spirituali, non quindi la conoscenza simbolica, l’unica ottenibile nel Kali-Yuga, nutrimento liofilizzato che l’Acqua dello Spirito renderà effettivamente nutrimento mangiabile, “comprensibile”. 

In tal modo, Adamo rivela quel che era noto nel ciclo precedente di disvelamento, tradendo così il privilegio dell’Ultimo Imâm: il disvelamento delle realtà spirituali. 

Il pericolo dell’inversione ciclica si profila, Adamo vien cacciato dal Paradiso Terrestre, cioè, in termini guénoniani, dal Centro; in seguito, comunque, si riconcilierà con Dio. Questo collima con il quadro dato da Guénon. Difatti, ne Il Re del Mondo (cap. VIII: “Il centro supremo nascosto durante il Kali-Yuga”), Guénon sostiene che “il centro è divenuto sotterraneo ’più di seimila anni fa’, data che corrisponde con sufficiente approssimazione all’inizio del Kali-Yuga o ‘età nera’, ‘l’età del ferro’ degli antichi Occidentali, l’ultimo dei quattro periodi nei quali si divide il Manvantara; la sua ricomparsa deve coincidere con la fine di tale periodo” (*) 

(*) Il Re del Mondo, Adelphi 19, p.79, sottol. mie. 

Il Kali-Yuga è per Guénon il semiperiodo del Grande Anno (12.960/2 = 6.480), ed è 1/10 del Manvantara, che a sua volta è, secondo quanto Guénon ha scritto, pari a 64.800 “anni”, dove per “anno” si deve intendere il percorso della Terra intorno al Sole (o viceversa, è comunque un rapporto). Ora, l’orbita terrestre subisce alterazioni sia di percorso sia in relazione all’influenza della Luna: ciò che orbita intorno al Sole è il sistema Terra-Luna: di conseguenza, non è infondato ritenere che la durata effettiva del cosiddetto “anno” non sia stata costante. Noi misuriamo con un regolo che si modifica: il sistema di misura non cambia, ma il metro sì. 




2. Prima di approfondire l'analisi della fenomenologia controiniziatica, un’ultima serie di precisazioni. Abbiamo visto come la rivolta degli Kshatriya sia stata fondamentale, non a generare la controiniziazione - che c’è già dall’inizio, Noè simboleggiando la tradizione primordiale nel senso fondamentale che Guénon le dava, e la “moglie” di Noè la controiniziazione - ma invece a trasformare il luciferismo “lokiano” in “lokiano” satanismo, in effettiva alleanza con le forze del caos. 

Le forze avverse, dunque, si compongono di due strati: quelle che “un tempo” erano divine, per così dire, e quelle del caos, forze dissolutive, che però in certa parte fan parte della natura delle cose, come gli acidi, magari giusti nello stomaco per scomporre i cibi, ma deleteri in altre parti. Son funzioni cosmiche, che però debbono rimanere confinate in ristretti ambiti, laddove il loro dissolvente operare ha un effetto positivo. Lo scopo delle forze avverse della parte ex-divina è sempre quello di far emergere queste potenze dissolventi, allo scopo di dare loro consistenza, consistenza che non hanno nel loro mondo. Nel perseguire un tale scopo, la forza ex-divina si perverte gravemente, fino a scomparire nel cataclisma ciclico che pone termine al ciclo stesso. 

Ciò accade perché, allo scopo di guadagnare potere sulle forze divine, la forza ex-divina si lega, come abbiamo visto, con quelle del caos o forze dissolventi che dir si voglia. Così facendo, a queste ultime la forza ex-divina dà una direzione che non potrebbero giammai avere. In conseguenza di ciò, la forza ex-divina, già gravemente oscuratasi, pure si lega col divenire ciclico delle forze dissolventi che ormai, grazie alla galvanizzazione infusa in loro dalla forza ex-divina, tendono alla manifestazione fisica, cioè alla concretizzazione. Ma, quando queste forze dissolventi saranno poste sotto scacco, ipso facto saranno sconfitte anche le forze ex-divine indissolubilmente fuse ormai con quelle dissolventi. Tale indissolubilità è peraltro temporanea, e attinente soltanto all’ultima fase di questo ciclo. 

Non c’è stata, però, solo la rivolta degli Kshatriya nel nostro ciclo, per quanto questo sia stato senz’altro un evento d’importanza capitale; c’è stata anche il tradimento dei Brâhmana, il loro decadere e degenerare, che ha favorito, di fatto, la rivolta degli Kshatriya. 

Di ciò, il riferimento tradizionale più interessante e quasi “paradigmatico” è quello che trovasi nello Shrîmad Bhâgavatam. Nel Canto Primo, i capp. 16 e 17, son dedicati al comportamento di Mahârâja Parikshit - il cakravartî lasciato colà da Shrî Krishna stesso - nei confronti del Kali-Yuga, simboleggiato da Kali, uno che non è un re, ma che si atteggia a tale, e che si comporta ben diversamente dalle regole delle civiltà brahmanica. È interessante la profezia ivi contenuta: “Ora, la casta Terra, lasciata dal Signore Supremo, piange sul proprio futuro, perché uomini degradati [shudra] che si spacciano per re [ma privi della cultura brahmanica] la governeranno e sfrutteranno”.(*) 

(*) Cap. 17, verso 28; ed. Bhaktivedanta 1981. 

Il Kali-Yuga viene graziato, pur avendo Parikshit voglia di combattere, e gli vengono assegnati dei luoghi (consumo carni, prostituzione, gioco d’azzardo e tutti i luoghi dove c’è oro, perché in tali luoghi vi è potenzialmente già il male degli altri luoghi appena citati); è il compromesso che ha retto questo pianeta per buona parte del Kali-Yuga stesso: le forze della Tradizione assegnavano alle forze dissolventi luoghi precisi e spazi limitati (*) 

(*) Cfr. il cap. 21 di Simboli della scienza sacra, Adelphi 1975, dedicato al significato delle feste carnevalesche. 

La modernità ha definitivamente rotto, ed irreversibilmente, proprio questo limite. Così, “il disordine ha fatto irruzione nell’intero corso dell’esistenza e si è a tal punto generalizzato da far sì che noi viviamo in realtà, si potrebbe dire, in un sinistro ‘carnevale perpetuo’” (*) 

(*) Guénon: Simboli della scienza sacra, p.135. 

Se in effetti osserviamo con attenzione il nostro mondo, vi vediamo tutte le caratteristiche di tale carnevale, consistenti per l’appunto nella diffusione senza limiti di quelle cose nelle quali il Kali-Yuga fu rinchiuso da Parikshit. 

Quel che accade di grave lo si vede altresì nel cap. successivo dello Shrîmad Bhâgavatam (il 18°). Qui sono i Brâhmana ad aver la colpa per la quale Kali, “l’eponimo” del Kali-Yuga, sarebbe fuoriuscito dai rigidi limiti impostigli da Parikshit. 

Questo destino si concretizza per mezzo del figlio di un brâhmana, che ha i poteri brahmanici ma senza la necessaria saggezza, e che maledice il Mahârâja per un’apparenza di colpa. Per questa maledizione, Parikshit morirà senz’altro; sennonché, non avendo il Mahârâja colpa, la maledizione, pur avendo il suo corso, si riverbera su chi l’ha promanata, indebolendo così non soltanto la società, che non ha più alcuna difesa contro la forza dissolvitrice del Kali-Yuga, ma pure i Brâhmana tutti: a causa dell’uso sconsiderato dei poteri, questi ultimi son tolti a loro come gruppo. 

In tal modo la forza del Kali-Yuga ha sempre più potenza, perché non trova ostacoli; mentre vien punita l’intera casta brahmanica perché essa deve guidare, non maledire. Ha pure tale capacità, che però dev’essere usata verso chi si macchi di grave manifesta colpa, non abusata per scopi d’ordine individuale. Così, la decadenza del sacerdozio, il suo tradimento verso la sua missione, tradimento verso se stessi, apre sempre più la porta alle forze avverse. Questo tradimento si è poi oggi esteso, colorandosi di nuove fenomenologie. 

Chiarito quest’altro punto, veniamo ora alla discussione della fenomenologia della controiniziazione. Il punto chiave è rispondere alla domanda: cosa tiene assieme gruppi così differenti tra loro? 

Ci dev’essere un cemento e, non è un segreto, per Guénon questo è dato dal culto di Seth, del quale dice che “abbiamo qualche ragione di pensare che, sotto una forma o un’altra, [...] sia durato sino ai nostri giorni, e alcuni affermano addirittura che deve durare fino al termine del ciclo attuale”. (*) 

(*) Simboli, cit. p. 130). 

Questo cemento si lega con le correnti di vecchie forme tradizionali che, per un motivo od un altro, sono degenerate, in specie per abuso d’interesse e di pratiche relative al mondo intermedio, e/o per troppo stretti legami con talune entità del mondo intermedio... In tale ambito si situerebbero Ahl-i Haqq, Yezidi, Alevi: nessuno di questi gruppi sarebbe la controiniziazione, sia ben chiaro, ma ne sarebbero per così dire attraversati, la corrente più profonda essendo quella sethiana-satanica. Vanno poi aggiunte forme deviate di magismo dell’Asia Orientale, come certe forme di Bon, con le quali Hitler era in certa misura ricollegato. (*) 

(*) Il legame di Hitler con tali gruppi non deve affatto intendersi come un “far parte di”, bensì come una forte "influenza indiretta”, esercitatasi attraverso altri ambienti. 

Si può rilevare in proposito come anche secondo taluni autori accademici - come il Tucci - vi sia un incontestabile legame tra un certo iranismo (e sarebbe più giusto dire la tradizione dei “Magi” e non quella nettamente zoroastriana) e le origini del Bon. In quest’ultimo vi è senz’altro anche dello Sciamanesimo, che sarebbe la componente più antica, su cui si sarebbero aggiunte sia la componente iranica che in seguito quella buddhista. 

Secondo Namkhai Norbu, poi, la specifica tradizione Bon sarebbe nata, partendo da un fondo indubbiamente sciamanistico, a Shang Shung, che è una zona del Tibet occidentale dove l’influsso iranico è stato molto forte. E peraltro anche la tradizione dei “berretti rossi”, quella di Padmasambhava, avrebbe avuto la sua origine verso l’Afghanistan, laddove l’influsso iranico si sarebbe saldato con quello buddhistico. 

Tracce di cosmologia dualistica risultano poi assai evidenti nell’introduzione scritta da Tucci alla sua edizione del Libro tibetano dei morti. (*) 

(*) Una fenomenologia più particolareggiata richiederebbe uno studio ed una pubblicazione precisi, che, se Dio vuole, scriverò: ho il materiale a disposizione. Qui mi premeva mettere in chiaro le basi del discorso e porre in luce la chiave di volta che permette di discernere tra la controiniziazione vera e propria ed il milieu che la nutre ma non è la controiniziazione stessa. In concreto, quel che tu vedi come osservatore è la mescolanza dei due strati che qui, concettualmente, stiamo con attenzione cercando di separare. 




3. Riguardo alla fenomenologia della controiniziazione, va notato il legame delle forme dell’Asia Orientale con quelle americane (precolombiane), le quali ultime sarebbero collegate strettamente con quelle d’origine atlantide. Queste ultime, a loro volta, sarebbero legate, a causa di una progenitura comune, con le forme egizie (e quelle citate nel capitolo 24 di Simboli, dal titolo “Il cinghiale e l’orsa”); il legame fra tradizione egizia e tradizione ebraica è sottolineato da Guénon. Su questo punto, Guénon si espresse con chiarezza. 

Le tradizioni collegate con Atlantide si son diffuse nelle Americhe precolombiane, in Egitto e negli attuali Sudàn e Niger, nella Celtide e nel Nordeuropa, nell’Asia Orientale meridionale (Indonesia, Sud-Est asiatico). Si noterà poi che, in Medio Oriente, tranne per quanto concerne gli Ebrei, l’influenza atlantide sarebbe stata complessivamente minore. Questo perché tale zona del mondo, il Medio Oriente, ed in particolare il Kurdistàn, sarebbe il paese dell’Anticristo, in quanto proprio in Medio Oriente vi sarebbe stata la degenerazione della parte della controiniziazione più direttamente collegata con la Tradizione Primordiale (“la moglie di Noè”). 

A questo punto, si può notare che la controiniziazione deriverebbe dalla fusione di due correnti, una più “primordiale”, e l’altra più nettamente “atlantidea”, per quanto sia oggi praticamente impossibile separare i due strati, che, in concreto, formano un’unica lega con differenza di quantità di mescolanza e fusione dei componenti, ma non di qualità, essendo sempre due gli strati implicati. 

Interessanti sono, guardando alle forme americane, il Messico, e gli scritti di Carlos Castaneda, sui quali ci sarebbe molto da dire. Mi limito qui a notare due cose: lo stesso Castaneda parla (ne Il dono dell’Aquila) di due tradizioni concretamente unificate in Messico, la prima settentrionale, affine a quella degli Indiani del Nordamerica centromeridionale, la seconda meridional-occidentale, di chiara matrice atlantidea. I seguaci di quest’ultima corrente sarebbero stati vinti dai primi, che però avrebbero assunto molte delle loro pratiche; questa corrente atlantidea sarebbe all’origine delle più poderose manipolazioni del mondo intermedio. La tradizione del Nord è di chiara impronta sciamanica, e rimando al capitolo de Il Regno dedicato allo sciamanesimo, in cui, beninteso, si parla del pericolo dello sciamanesimo degenerato, non dello sciamanesimo in sé. Che oggi sia molto più frequente l’incontro con quello degenerato non implica deduzioni abusive, che pure sono state fatte, e che non trovano basi nell’opera di Guénon. 

Tornando alla tradizione ebraica, Guénon notava “che il ciclo atlantideo pare essere stato preso come base della tradizione ebraica, che la trasmissione sia avvenuta attraverso gli Egiziani, cosa che non ha proprio nulla d’inverosimile, o in qualunque altro modo. Facciamo quest’ultima riserva semplicemente perché sembra particolarmente difficile determinare come avvenne la congiunzione tra la corrente proveniente da Occidente, dopo la scomparsa dell’Atlantide, ed un’altra corrente discesa dal Nord e derivata direttamente dalla Tradizione primordiale, congiunzione da cui doveva risultare la costituzione delle differenti forme tradizionali proprie dell’ultima parte del Manvantara”. (*) 

(*) Guénon: Forme tradizionali e cicli cosmici, Mediterranee 1974, p. 40, sottol. mie. 

4. I Mandei son collegati col tema dell’Anticristo da un fatto molto interessante. I Mandei stessi attuali sono in realtà un gruppo sincretico, per quella tendenza che hanno i gruppi esoterici, quando degenerano, a divenire sette (ne parla Guénon in Considerazioni). (*) 

(*) La Massoneria, con la sua degenerazione politica, è in sostanza un'esemplificazione di questo fatto, che non è affatto unico e specifico della Massoneria stessa, ma quasi una tendenza perenne dell’esoterismo quando degenera. Si noti poi che la deviazione politica segue sempre quella spirituale, che sempre la precede. 

Nel sincretismo dei Mandei attuali si riscontra una grande influenza dello gnosticismo e del Manicheismo, ma mescolata con una mentalità che considera questo mondo un bene (cosa che mai e poi mai un vero manicheo potrebbe accettare), mentalità che ricorda lo Zoroastrismo, l’unica religione che considerava l’uomo l’alleato del Dio del Bene (autore della creazione) contro il dio del Male. Com’è ben noto, per Mani, il profeta di Babilonia, l’autore della creazione è il dio del Male, il demiurgo, che non è buono né un trickster, ma decisamente malvagio. 

Per questi motivi, la dottrina mandea è un dedalo di stratificazioni diverse, mazdee (Zoroastrismo “riformato”), gnostiche e manichee. Gnosticismo e Manicheismo son simili, ma non coincidono: è importante precisarlo (specificare per bene perché ci porterebbe lontano; se ce ne sarà l’occasione ci si ritornerà su). Inoltre, i Mandei condannano fortemente i Manichei, con toni “mazdei”, perché Mani reputa il mondo un male, ma invece per loro il creato è stato fatto dal Dio del Bene. Si nota, poi, negli scritti mandei, l’insistenza sul peccato di origine sessuale, nel senso di coartare l’espressione della sessualità, cosa che nutre demoni, secondo loro (la posizione si ritrova in certe correnti cabalistiche ebree, che potrebbero non essere lontane dall’aver esercitato la loro influenza sui Mandei). 

Ora, i Mandei venerano Giovanni Battista, e disprezzano Gesù, per questo son detti “cristiani di San Giovanni”; abbiam visto, però, come Guénon interpretava il termine Giovanni (ne Il Re del Mondo), che non riferiva a San Giovanni, bensì al Prete Gianni, vale a dire al Re del Mondo. 

Per i Mandei, è Cristo Gesù il profeta del Male. Questo si spiega per l’interferenza gnosticista, che, mescolata con il valore buono del mondo, fa sì che Cristo sia spregiato anche perché allontana dallo svolgere il proprio dovere nel mondo; la castità è molto mal vista, perché è l’evitare che ci siano altre anime, potenzialmente nemiche del Signore del Male. (*) 

(*) Cfr. E. Lupieri: I Mandei, Paideia 1993. 

Gesù, per i Mandei, è il “Messia Falso”. Il ritratto che ne danno i testi mandei “trova paralleli abbastanza precisi nelle cosiddette Toledòth Ieshù (‘Storie di Gesù’), che son leggende medioevali anticristiane giudaiche” (ne I Mandei, cit., p. 267, sottol. mie). A mio avviso, tra l’altro, tra le fonti dei I Tre Impostori (quello originale, medioevale, non l’omonimo racconto di Arthur Machen) vi sono appunto sia le Toledòth che l’influenza mandea. 

Per tornare a quest’ultima, l’interesse della figura del Gesù mandeo è che ha i tratti dell’Anticristo cristiano, in maniera stupefacentemente precisa. Si legge nel libro sacro mandeo (la Ghinza) a proposito di Gesù: “Si comporta con umiltà e va a Gerusalemme. Cattura alcuni fra i giudei con magia ed inganno e mostra loro miracoli ed apparizioni. Fa entrare daiuia [demoni] del suo corteggio in un morto e questi parlano nel morto. Quindi egli chiama i giudei e dice loro: ’Venite, vedete, io son colui che risveglia i morti, che opera resurrezioni, che compie liberazioni. Io sono Anush [Enos], il nasureo [nasureo=gnostico]” (*) 

(*) Ibid., p. 270. 

Son questi i miracoli dell’Anticristo di talune agiografie “all’inverso” del Medioevo, così come dello scritto di Adso di Montier-en-Der De ortu et tempore Antichristi. 

I Mandei sono un tipico gruppo esoterico il cui esoterismo si è perso in sincretismo, perché, pur condannando lo gnosticismo, però considerano le sfere celesti dei sette pianeti le dimore delle case di punizione (matarta), come lo gnosticismo, che considerava le sfere celesti altrettante sfere di caduta verso la Terra. Gesù è a capo della matarta di Mercurio, ed è molto significativo che il collegare Gesù con Mercurio corrisponde precisamente all’esoterismo islamico; la differenza è che, per i Mandei, trattasi di cieli nefasti. 

Naturalmente, il profeta Muhammad non poteva esser trattato meglio: a lui è consegnata la matarta di Marte. Gesù è “il falso Messia”, Maometto è “il figlio del boia arabo” (altrove vien detto “Abdallàh l’arabo, il figlio del Leviatano”); mancherebbe solo Mosè, ed avremmo I Tre Impostori. 

Da notare come Marte vien detto dalla Ghinza: Nirig, un nome che riecheggia vecchi etimi assiro-babilonesi (i Mandei si trovano alle foci del Tigri e dell’Eufrate, nel Sud dell’attuale `Iràq). 



5. Guénon parlò, nella sua corrispondenza privata, delle “Sette Torri del diavolo”, i luoghi di proiezione delle influenza sataniche (si ponga bene attenzione a tale termine, dopo che ho più volte insistito sulla non totale coincidenza del luciferismo con il satanismo). Esse si troverebbero in Asia ed Africa: non ce ne sarebbero in Europa (punto da sottolinearsi), né in America, dove però vi sarebbero centri minori. 

Vediamone l’ubicazione, per quanto se ne dice. 

La più nota, ed una delle più potenti, sarebbe quella collegata con gli Yezidi, che peraltro non sarebbero certo tutti controiniziati (basta tornare alle importanti precisazioni sia riguardo alla differenza tra controiniziazione e forme deviate o degenerate, sia riguardo alla differenza tra nucleo e quanto vi si connette direttamente rispetto a quanto vi ruota semplicemente intorno senza una diretta connessione e quanto ancora, a sua volta, se ne fa semplicemente influenzare, consapevolmente o no). Questo luogo è il Gebel Sinjàr, nel Nord-Ovest dell’attuale `Iràq, non lontano da Mosul, nel Kurdistàn iracheno, ma verso la Siria, ad Ovest del Tigri. È una catena isolata, i cui ultimi contrafforti occidentali sforano il confine siriano, circondata da una pianura tra i 200 e i 500 m; la cima più alta della catena, il Gebel Sinjàr per l’appunto, è alta 1463 m. 

Al Gebel Sinjàr allude Guénon nella recensione al libro di Seabrook Adventures in Arabia, che si può leggere nella raccolta d’articoli postuma L’esoterismo islamico ed il Taoismo (pubblicata da Adelphi non molto tempo fa, ma prima da un editore minore, Arktos di Carmagnola). È l’unica Torre della quale parlò in sede pubblica. 

In sede privata, nella corrispondenza, parlò dell’insieme delle Sette Torri, che rinserrerebbero l’Europa. 

Una sarebbe in Niger, dove già nell’antico Egitto si parlava dell’esistenza della più pericolosa magia. Come riferimento attuale, andrebbero presi lo stato del Niger e il meridione dell’Algeria. Fra i Tuaregh le donne nere, “nigeriane” (niger in latino vuol dire nero), sono ritenute padrone di un pericolosissimo magismo capace di condurre a morte certa colui che ne è stato colpito (detto borbor). 

Inoltre, il fondatore dell’Impero Songhai, Sonni Alì detto Shi, fu colui che si sarebbe guadagnato l’impero con l’aiuto della magia, come sostenuto da tutti i commentatori musulmani dell’Africa Occidentale (zona di gran cultura islamica e d’importanti università islamiche, prima che il troppo grande aumento della temperatura e la fine delle miniere d’oro ponessero quella regione in crisi finale). 

Sonni Alì “collezionò” il magismo di varie regioni: l’Africa nera, la componente ebraico-musulmana, e soprattutto la componente berbera. Ora, come Guénon insegnava, il magismo cosiddetto “berbero” è, in realtà, d’origine egizia. E questa è una chiave importante. A Sonni Alì sarebbe stata data la Parola capace di soggiogare tutte le entità del mondo intermedio, che non potevano dir di no all’imperatore songhai. Questo affermano le fonti musulmane, naturalmente non prese sul serio dai “seri” storici moderni, che in effetti non comprendono nemmeno di che cosa si sta parlando; avere quella Parola è un fatto rarissimo. 

Collegando questo dato con quello dell’origine egizia del magismo “berbero” si può individuare una traccia del culto di Seth. 

Un’altra Torre starebbe in Sudàn, e sarebbe quella legata direttamente a Seth; infatti sarebbe collegata con la Nubia. Probabilmente, l’influenza sethiana si è diffusa verso l’ovest proprio di qui. Notiamo tra l’altro il falso Mahdi del Sudàn (questo dato va collegato con il segno della controiniziazione: il voler invertire l’ordine cosmico, parodiando il ruolo disvelatore dell’Inviato celeste). 

Una terza sarebbe in Siria: occorre vedere quella serie di catene isolate che dal Gebel al-Drus va verso il Gebel Sinjàr. Qui antichi raggruppamenti esoterici son degenerati sovente; consideriamo poi il monte Hermon, citato nel Corano come il luogo dove gli “angeli caduti” (in realtà jinn superiori) avrebbero rivelato agli uomini la “magia”. 

Poi ci sarebbe il già citato Gebel Sinjàr. 

La quinta sarebbe nel Turkestàn, dice Guénon senza situarla precisamente. Dati storici e permanenze di forme tradizionali passate, ci spingerebbero a situarla nel cosiddetto Turkestàn cinese, nella zona attualmente detta in cinese Xinjiang (“Nuovi Territori”), etnicamente zona degli Uigur, geograficamente il bacino del Tarim, la Kashgaria, la zona del deserto del Taklamakàn. 

Vi sono indizi in merito: in primo luogo occorre osservare con attenzione come son trattati gli Uigur nelle storie tibetane e mongole di Gesar di Ling; in secondo luogo l’Impero Uigur è stato l’unico stato a rendere il Manicheismo religione di stato per settant’anni circa, evidenziando così l’apertura della zona verso nuove forme tradizionali, nonché la lotta che le ha opposte ed insieme mescolate. L’islamismo kashgaro è in effetti particolare, risentendo di molte influenze tibetane, sia lamaistiche che bon. 

Si veda poi nelle Lettere a J. Evola (1930-1950) di Guénon (SeaR ediz. 1996), il passo riportato nella lettera 8, datata 13 giugno 1949 (pp. 93-94), dove si parla di Meyrink e di Bô Yin Râ (Joseph Schneider). Vi si dice che Schneider “era stato collegato con un’organizzazione molto strana, che aveva la propria sede dalle parti del Turkestàn e rappresentante una specie di Tantrismo più o meno deviato”. Ora, vi è in effetti un Tantrismo bon - perché il bon “riformato” è un lamaismo particolarmente sciamanistico - e Meyrink parla di tale tradizione tantrica più o meno deviata ne La notte di Valpurga. 

Le altre torri Guénon non le situa precisamente, ma sarebbero lungo l’Ob, in Siberia occidentale e sugli Urali. La prima sarebbe alle sorgenti del fiume Ob, sui Monti Saiàn Occidentali; l’ultima, secondo Robin (in René Guénon. La Dernière chance de l’Occident) dove l’Ob sfocia, dove gli Urali incrociano il Circolo Polare Artico, nel “polo d’evoluzione dell’Eurasia” secondo G. Georgel (Le Quattro Età dell’umanità). 

Vediamo ora la corrispondenza tra i sette cieli e i sette pianeti e le “Sette Torri del diavolo”. Mantenendo l’ordine di Guénon, quella del Niger corrisponde alla Luna, quella del Sudàn a Mercurio, quella della Siria a Venere. A riprova della validità di tale sistema di corrispondenze, è noto che in astrologia la Siria ed il Libano son collegate a Venere, mentre l’Egitto (e quindi la Nubia, che fa parte dell’attuale Sudàn) a Thot-Mercurio. Il legame tra il Niger (*) e la Luna è meno evidente, va però notato che tutta quella zona è stata fondamentale per la religione islamica, il cui simbolo è la Luna. 

(*) Per “Niger” va intesa, come già detto, la vasta zona interna semidesertica tra il Niger e l’Algeria del sud. In antico, peraltro, tutta l’Africa occidentale, con eccezione delle coste, era “niger”, cioè la zona abitata da genti di pelle nera. 

Proseguiamo: il Gebel Sinjàr corrisponde al Sole: ed è una corrispondenza calzante con la Mesopotamia (gli Assiri, Babilonia, gli Imperi di quella zona son tipicamente “solari”, “leonini”, nimr; senza contare il legame con il mito solare di Gilgamesh). Procediamo verso est: il Turkestàn cinese (oggi cinese, naturalmente, non cinese in se stesso) corrisponde a Marte, collegato ai popoli turco-mongoli ed a quella zona tutta dell’Asia Centrale. Che tali popoli abbiano una qualificazione “marziale”, “guerriera”, è la storia che lo dimostra “per sovrammercato”. 

Infine, la Torre dei Saiàn corrisponderebbe a Giove, e quella degli Urali settentrionali alla foce dell’Ob a Saturno: son cose molto più difficili da giustificare, anche in considerazione del fatto che trattiamo di sovversione di forme molto antiche, le cui tracce son oggi indiscernibili o almeno poco nette. Ma son gli unici posti rimasti liberi. Queste corrispondenze si debbono mettere a confronto con le corrispondenze date da Guénon nel suo scritto sull’esoterismo islamico, laddove parla della corrispondenza tra cieli e profeti, vale a dire tra cieli e forme tradizionali collegate a quei profeti stessi. Inoltre, va notato che il Gebel Sinjàr si trova al centro della serie, perché corrisponde al Sole. 

Ora, è interessante notare una cosa: che il Gebel Sinjàr non è stato solo e sempre malefico, il che avvalora quanto giustamente sostenuto da Robin, vale a dire che le Sette Torri sarebbero i resti di centri spirituali del passato, entrati prima in decadenza, poi in degenerazione, infine terminati del tutto (il “taglio”), al punto che l’Avversario ha potuto impadronirsene. La prova, per quanto riguarda il Gebel Sinjàr, si troverebbe nell’opera dello Pseudo-Metodio, il libro profetico apocalittico più importante del Cristianesimo dopo l’Apocalisse. 

Fu attribuito al vescovo Metodio del quarto secolo dopo Cristo, in realtà trattasi di un’opera siriana (in effetti, quella siriana fu la cultura più importante delle origini del Cristianesimo), probabilmente scritta al termine del VII sec. d. C. (intorno al 690). Si legge dunque nella Prefazione siriaca, non contenuta nelle edizioni latina e greca, che Metodio ricevette la rivelazione da un angelo sulla “Montagna di Sinagar”, o Monte Sinagra: il Gebel Sinjàr, appunto. Per dirla con Guénon: “anche qui, le cose sono molto meno semplici di quanto non credano coloro che le considerano unilateralmente”. (*) 

(*) Guénon: Simboli..., cit., p. 130, cap. “Sheth”. 

venerdì 10 aprile 2015

LEONE CAETANI, ORIENTALISTA E SIONISTA IL CROLLO DI UN MITO ALLA LUCE DELLA STORIA REALE CON NOTE SUL KREMMERZ E LE SUE PRATICHE. L'ORDINE DEI MAGHI.


LEONE CAETANI, ORIENTALISTA E SIONISTA 

IL CROLLO DI UN MITO ALLA LUCE DELLA STORIA REALE CON NOTE SUL KREMMERZ E LE SUE PRATICHE. L'ORDINE DEI MAGHI.

IO VEDO SOLLEVARSI NELL'ETERE LA CONTROINIZIAZIONE AMMANTATA DA INIZIAZIONE E TRASMESSA DA COLORO CHE SI PROFESSANO CREATORI DELLA RAZZA UMANA. IO VEDO CHE LE COSCIENZE SONO SCHIAVE E CHE LA MENTE SEGUE COME PECORE I PASTORI CHE LI PORTANO AL MACELLO INVECE DI PROTEGGERLI.
IO VEDO TUTTO E IL  MIO CUORE LANGUE.
MAI AVREI PENSATO UN GIORNO, IO, CHE ANELAVO A QUESTE CONOSCENZE...DI SCONFESSARLE AVENDO VISTO IN ESSE LA SCHIAVITU' PEGGIORE E SATANICA DI RAZZE E INTENTI CHE VOGLIONO SOLO IL MALE DELL'UOMO!
COME E' LONTANA LA VERITA' DA TUTTE LE PRATICHE E LE LEZIONI E I LIBRI E I GRADI RICEVUTI NELLA MIA VITA...L'UNICA COSA VERA CHE HO PROVATO E' QUANDO HO ACCESO IL FUOCO!
ALLORA LA NATURA MI HA PARLATO E HA TOLTO LA BENDA DAI MIEI OCCHI E IL MIO CUORE SI E' ACCESO LASCIANDO INDIETRO TUTTA L'ILLUSIONE CHE AVEVO ACCUMULATO NEGLI INNUMEREVOLI ANNI PASSATI A..." PRATICARE" PER FARE IN MODO CHE SENZA SAPERLO MI LEGASSI SEMPRE PIU' INVECE DI SVINCOLARMI E SLEGARMI PER VOLARE DONDE IO VENNI.
QUANTE NOZIONI, QUANTE PRATICHE, QUANTI LIBRI E QUANTI GRADI...RIPETO E RIPETO SEMPRE A ME STESSO....FINO A QUANDO TU...OH GRANDE DAMA...M'INSEGNASTI SOLO UNA COSA SEMPLICE E NATURALE: GUARDARTI!
AHIME' CHE IO ABBIA LA FORZA DI PROFESSARLO E PORTARLO A TERMINE IN QUANTO...SONO SOLO!

MRA


NON TORTUOSA E' LA VIA NE DIFFICILE E' IL PERCORRERLA...E' TORTUOSO IL PENSIERO CHE PENSA LO SIA E DIFFICILE  LA PRATICA DATA DA ANIME NERE, CHE NON HANNO A CUORE COLORO CHE CERCANO.
OH NATURA, TU DISVELI OGNI COSA A COLUI CHE OSSERVA E TI AMA CON TANTA PASSIONE.
TU TI DENUDI E TI DAI NEL TALAMO DELL'UNIONE!
NON LIBRI NE SCALE.
NE PAVIMENTI A SCACCHI O MANTELLI E GREMBIULI.
NE SPADE O BASTONI.
NE CORONE O MEDALGIE.
POSSONO RIVELARE L'ASSOLUTO SAPERE.

ROSAR

SE UN GIORNO RIUSCIRAI A VEDERE "OLTRE" QUELLO CHE I VARI ORDINI TI FANNO VEDERE E MOSTRANO...ALLORA SARAI LIBERO!

RICCARDO VILLANOVA

Alcuni anni fa il catalogo numero 35 della Libreria antiquaria Carmen Rosetta Gullà di Roma descriveva a p. 34, in corrispondenza del numero d'ordine 550, uno stampato che veniva classificato tra i libri e i documenti di "storia ebraica" e messo in vendita al prezzo di lire 350.000. La descrizione fornita dal catalogo era la seguente:
"Comitato della pro Israele (associaz. non israelitica). Per la ricostruzione della nazione ebraica in Palestina…. Manifestazione che sarà tenuta domenica 8 dicembre (manca l'anno ma dovrebbe essere verso il 1918-20) al teatro Nazionale di Roma; parlerà il senatore Ruffini, l'on. Arcà, l'on. Colonna di Cesarò, il prof. E. Sella, il rabbino Dante Lattes. Manifesto formato 98x70 in colore azzurrino con piccolo strappo senza mancanza sulla parte bassa. Nella parte bassa vi sono i nomi dei soci dell'associazione: Giovanni Amendola, Leone Caetani, Maffeo Pantaleoni, Paolo Revelli, Vittorio Cottafava, e molti altri. Molto raro".
Abbiamo riportato in maniera fedele e integrale il testo in cui viene descritto lo stampato in questione, perché, avendolo menzionato in una comunicazione inviata alla lista informatica di una sedicente "Schola", abbiamo ricevuto dal cialtrone che svolge le funzioni di "moderatore" la risposta che… tale manifesto potevamo benissimo averlo stampato noi.
Il cialtrone in oggetto era rimasto evidentemente imbarazzato dal fatto che tra i soci del Comitato "pro Israele" vi fosse anche il noto orientalista Leone Caetani, considerato da alcuni circoli occultisti come un "grande iniziato", esponente… della tradizione romana.
Don Leone Caetani, principe di Teano e duca di Sermoneta (1869-1935), nacque nella medesima famiglia che aveva dato alla Chiesa Bonifacio VIII. Sulla scia paterna (Onorato Caetani fu sindaco di Roma e deputato al parlamento), don Leone, democratico di "inconcussa fede liberale e parlamentare" (F. Gabrieli, La storiografia arabo-islamica in Italia, Napoli 1975, p. 61) occupò un seggio parlamentare dal 1909 al 1913. "Figlio non immemore del Risorgimento (…) ne sentì fortemente le istanze laiche ed anticlericali": così Francesco Gabrieli in un volumetto dedicato appunto "alla memoria di Leone Caetani" (op. cit., p. 50).
Strano laicismo però, quello del Caetani, che si fece annunciatore di una nuova religione: "E questa religione dell'avvenire non sarà altro se non la democrazia, intesa non già come semplice dottrina e sistema di politica bensì come affermazione e manifestazione dell'immanenza del divino nel corso perenne della vita dell'umanità". Così l'ideale "religioso" del Caetani viene riassunto dal suo amico ed estimatore Giorgio Levi della Vida, il quale non può fare a meno di notare il "vero e proprio messianismo" che animava il Maestro (G. Levi della Vida, Fantasmi ritrovati, Venezia 1966, p. 43). 
A redigere per l'Enciclopedia Italiana la voce Caetani, Leone fu proprio Giorgio Levi della Vida, che ne lodò "la copia dell'erudizione, l'acuta critica delle fonti, la novità e genialità della costruzione storica".

Levi della Vida era legato a Caetani da una comune formazione culturale, caratterizzata, dice il Gabrieli, dalla tendenza prevalente alla fine del secolo XIX, "imbevuto di positivismo e di ottimistica fiducia nel progresso umano" (op. cit., p. 50). Come il Levi, infatti, anche il Caetani "fu un figlio dell'età positivistica" (p. 56), sicché "alla canonica storia sacra delle origini dell'Islam, espressa dalla storiografia musulmana, egli oppose un atteggiamento radicalmente scettico e razionalistico" (ibidem), arrivando al punto di negare l'autenticità della sira, cioè della biografia tradizionale del Profeta. Non solo, ma, come scrive il Levi, Caetani "nega l'autenticità della maggior parte della tradizione sulla prima parte della vita di Maometto e svaluta l'efficacia dell'elemento religioso nelle conquiste arabe, nelle quali ravvisa un movimento spontaneo di migrazione" (Enciclopedia Italiana, s. v. Caetani, Leone). Tutto ciò in singolare coincidenza di vedute col gesuita belga Henri Lammens, "fin troppo radicale eversore della tradizione, il quale in parte subì l'influsso di Caetani e in parte ne ebbe su di lui" (G. Levi della Vida, Fantasmi ritrovati, Venezia 1966, p. 33).
Il Caetani fu dunque un vero e proprio pioniere della storiografia di impronta materialista, poiché "dietro gli asseriti motivi spirituali tende sempre a vederne degli altri d'ordine materiale" (Gabrieli, op. cit., p. 58). Ovvero, per dirla con Levi della Vida, "Caetani accolse in pieno e portò alle conseguenze estreme la critica radicale, (…) ravvisando nella rapida diffusione dell'Islam non già l'effetto dell'entusiasmo dei credenti bensì quello di forze economiche e sociali" (Fantasmi ritrovati, pp. 32-33). 
Ci piacerebbe proprio sapere in che modo la personalità dell'orientalista democratico e sionista possa conciliarsi con il grado di "grande iniziato" della Tradizione, attribuitogli da chi ha voluto vedere in lui l'"autorevole tramite" di "determinate influenze derivanti dall'antica tradizione romano-italica" (R. Del Ponte, Il movimento tradizionalista romano nel Novecento, Scandiano 1987, p. 26). 



L' "INIZIATO ROMANO"... CHE FINÍ AMERICANO!


E' stato recentemente "scoperto" l'impegno politico filosionista del principe Caetani ci è parso un fatto di qualche interesse, sicché abbiamo ritenuto doveroso metterne a parte quegli ambienti che, attribuendo al principe orientalista la qualifica di "iniziato pagano e romano", ne custodiscono piamente la memoria.
Avendo dunque appreso che, in un periodo immediatamente successivo alla Dichiarazione di Lord Balfour, anche il principe Caetani patrocinava la causa della "national home" in Palestina, Sandro Consolato si interroga opportunamente circa "il perché di certe posizioni filo-sioniste", ipotizzando una loro connessione con quelle "considerazioni geopolitiche sugli interessi italiani che, fino alla definitiva scelta pro-araba, furono poi dello stesso fascismo".
Tale ipotesi è più che legittima, poiché sembra che lo stesso Mussolini, prima della svolta filoaraba, nel corso di un colloquio con Nahoum Goldmann si fosse espresso in questi termini: "Ma voi dovete creare uno Stato Ebraico. Io sono sionista, io. L'ho già detto al dottor Weizmann. Voi dovete avere un vero Stato e non il ridicolo Focolare Nazionale che vi hanno offerto gli inglesi. Io vi aiuterò a creare uno Stato Ebraico" (1). Sia i contatti di Mussolini con Weizmann e Goldmann sia i rapporti più stretti con Jabotinsky e i sionisti revisionisti vengono spiegati da Renzo De Felice nel modo seguente: "il prosionismo di Mussolini del 1933-34 e in qualche misura ancora dei primi mesi del 1935, molto più che a porsi come mediatore tra ebrei e arabi e sostituire la propria egemonia a quella inglese in Palestina (ereditando tutte le difficoltà e gli oneri connessi), mirava - oltre che a guadagnarsi simpatie in Europa e in America, presentandosi come protettore degli ebrei (ma senza esporsi troppo per non pregiudicarsi quelle degli arabi) - ad accrescere la tensione in Palestina e, quindi, a creare - lo ripetiamo - ulteriori difficoltà all'Inghilterra in uno dei punti più nevralgici del suo impero" (2).
D'altronde in quel periodo perfino Reinhardt Heydrich distingueva gli ebrei in due categorie, i sionisti e i fautori dell'assimilazione, esprimendo la sua preferenza per i primi, perché "professano una concezione strettamente razziale e con l'emigrazione contribuiscono a edificare il loro proprio Stato ebraico (…) I nostri auguri e la nostra benevolenza ufficiale sono con loro" (3). E Alfred Rosenberg: "Il sionismo deve essere vigorosamente sostenuto, affinché ogni anno un contingente di Ebrei tedeschi venga trasferito in Palestina" (4).


Ancora verso la metà degli anni Trenta, dunque, la creazione di un'entità statale ebraica in Palestina veniva auspicata sia da coloro che giudicavano nociva per i propri paesi la presenza di massicce comunità ebraiche e quindi miravano alla "pulizia etnica", sia da chi, volendo combattere l'egemonia britannica, riteneva possibile praticare una politica mediterranea contemporaneamente filoebraica e filoaraba. Nel primo caso si trattava di posizioni nate dall'esasperazione; nel secondo, di un calcolo che voleva essere machiavellico, mentre era semplicemente miope e sbagliato. Un errore simile a quello di Mussolini, d'altronde, lo commetterà il Maresciallo Stalin, allorché favorirà la nascita dell'entità sionista in Palestina, nell'illusione di poterne fare una base filosovietica nel Mediterraneo e un alleato dell'URSS nella "guerra fredda" (5). 
Tornando al principe Caetani, quali furono le motivazioni che lo indussero a schierarsi a favore del progetto sionista? Non si trattava certamente di considerazioni legate a una sua posizione antibritannica, ché nelle vene dell'"iniziato pagano e romano", oltre al sangue slavo ereditato dalla nonna Callista Rzewuska, scorreva parecchio sangue inglese: inglese era sua madre e inglesi erano state la seconda e la terza moglie di suo nonno. Egli stesso ogni anno trascorreva alcuni mesi in Inghilterra.

Tanto meno Caetani apparteneva alla schiera di coloro i quali desideravano allontanare gli ebrei dall'Europa e vedevano nella presunta "soluzione" sionista l'unico modo per realizzare questo scopo. Egli infatti non manifestò mai, a quanto risulta, sentimenti antiebraici, al contrario. Il rapporto che mantenne con Giorgio Levi della Vida (uno dei trenta intellettuali ebrei che firmarono il manifesto antifascista di Croce) basterebbe a smentire ogni ipotesi di questo genere. A ciò si aggiunga un altro fatto: essendo massone, Caetani era legato da rapporti di fratellanza ai numerosi ebrei affiliati all'organizzazione liberomuratoria.
Il filosionismo del principe Caetani aveva dunque radici diverse da quello del barone Evola, che Sandro Consolato chiama in causa immaginandolo alla manifestazione filosionista della "Pro Israele" e riportandone un paio di dichiarazioni favorevoli all'insediamento degli ebrei in Palestina. Ora, se proprio si vuole giustificare il filosionismo di Caetani utilizzando quello che in termini evoliani si potrebbe chiamare "il peggior Evola", non è necessaria molta fatica: sarà sufficiente sfogliare le annate del "Secolo d'Italia", del "Borghese" o di testate della medesima risma e si troveranno, ahinoi, parecchi brani evoliani non molto diversi da quelli citati da Consolato. Per ovvie ragioni di buon gusto, ci limitiamo a riportare qui un solo esempio, costituito dal finale della recensione evoliana del libro di un candidato ebreo-americano alla presidenza degli USA, pubblicato in Italia dalle Edizioni del Borghese: "Purtroppo - scriveva Evola - le cose, dopo il declino dell'Europa, sono giunte ad un punto tale che senza una energica azione complessiva di risollevamento oggi siamo costretti a contare proprio sulla politica e sulle manovre del capitalismo americano, anzi perfino ebraico-americano, perché a tutt'ora esso è la sola potenza che avrebbe i mezzi per opporsi validamente al comunismo mondiale, se lo volesse sul serio" (6). Insomma, se citando l'Evola filosionista Sandro Consolato ha voluto fare ricorso al principium auctoritatis, dobbiamo dirgli che ha sbagliato, perché si è rivolto a un interlocutore, il sottoscritto, che all'Evola "politico" non riconosce nessuna autorità (7).
Don Leone Caetani, come abbiamo ricordato più sopra, era libero muratore; e proprio in tale affiliazione massonica potrebbe forse trovarsi la spiegazione della sua adesione al "Comitato della pro Israele", un organismo che tra i suoi promotori annoverava anche altri "fratelli", come ad esempio l'on. Colonna di Cesarò.
Ma l'appartenenza al Grande Oriente può spiegare un altro fatto, che è stato rievocato da Sandro Consolato - e, quasi contemporaneamente, da un collaboratore de "La Stampa" (8): l'opposizione dell'on. Caetani alla conquista italiana della Libia (9). Secondo lo storico ufficiale della massoneria italiana, la posizione del fratello Caetani, ostile a un'impresa coloniale che avrebbe contrapposto l'Italia alla Turchia, si spiegherebbe coi sentimenti di solidarietà che avrebbero legato Caetani ai massoni turchi, i quali all'epoca si trovavano al potere a Istanbul. "La rivolta e l'azione di governo dei 'Giovani Turchi' (…) avevano incontrato la simpatia e la solidarietà della Famiglia italiana per ragioni ideali e di calcolo politico. L'ascesa di un movimento europeizzante, là dove il fanatismo religioso e la barbarie militaresca avevano sempre ostacolato la penetrazione dei principi umanitari agitati dalla Massoneria, e la volontà di laicizzazione del paese mostrata dalla 'giovane' dirigenza del 'Vittorioso' Kemal Mustafà Hasretleri Pascià parevano iscrivere una insperata clamorosa vittoria nell'albo d'oro dei trionfi liberomuratori. (…) S'aggiungevano infine - e non solo per i Fratelli della penisola - prospettive molteplici e ancor quasi insondabili di influenze, relazioni, interventi, compartecipazioni e diretti controlli su imprese economiche, società finanziarie, gruppi industriali, a caccia delle colossali commesse della Sublime Porta, lanciata sulla via dell'ammodernamento infrastrutturale e del rinnovamento del proprio sistema di organizzazione civile e militare" (10).

Riconoscere che don Leone Caetani fu massone e filosionista non equivale, come pretenderebbe Sandro Consolato, a voler "semitizzare" un "iniziato pagano e romano" che "di sangue blu ed ariano ne aveva da vendere". Nessuno, crediamo, ha mai potuto pensare che il principe Leone Caetani, con tutto quel sangue inglese e polacco che gli scorreva nelle vene, fosse… un semita. Una cosa però è certa: il suo sangue doveva essere ormai esausto, se non guasto, a giudicare dal ritratto impietoso che del suo figlio maschio unigenito ci è stato lasciato da Giorgio Levi della Vida, il quale ebbe modo di rendersi conto che il rampollo di Don Leone "veniva su con qualche sintomo inquietante di non perfetto equilibrio psichico" (11). "Non saprei dire - scrive il devoto allievo del principe orientalista - quando la minorazione psichica del giovinetto si sia manifestata totale e irrimediabile: non l'ho più riveduto se non moltissimi anni più tardi (…), quando suo padre era morto da un pezzo ed era lui, Onorato VI, il duca di Sermoneta. O piuttosto ne era la caricatura, grottesca e tragica quasi fosse uscita dal delirio fantastico di un Bosch o di un Goya: la gigantesca statura paterna rattrappita e ingoffita dalle spalle incurvate e dal collo rientrante; il testone tozzo con una faccia color rosso acceso e due occhi bovini dove lo sguardo imbambolato era esagerato dallo spessore delle lenti da miope; il passo saltellante e il gesticolare scomposto di un burattino" (12).
Nella Columbia Britannica, dove andò a stabilirsi perché "sempre più insofferente dell'atmosfera calata sull'Italia dopo la marcia su Roma" (13), Don Leone preferì portare la figlia, che gli era stata data da una ballerina di varietà. Morì a Vancouver nel 1935, dopo aver barattato la cittadinanza italiana con quella canadese. Il bilancio della sua vita lo tracciò lui stesso, scrivendo al fido Levi della Vita (che nel 1939 se ne andrà in America anche lui): "Sono diventato quello che gl'inglesi chiamano un failure… non sono riuscito a nulla" (14).

1. Meir Michaelis, Mussolini e la questione ebraica, Comunità, Milano 1982, p. 84.
2. Renzo De Felice, Il fascismo e l'Oriente, Il Mulino, Bologna 1988, p. 310. 
3. Émmanuel Ratier, Les guerriers d'Israël, Facta, Paris 1995, p. 78.
4. Ibidem. 
5. Per quanto riguarda il dibattito sul sionismo che animò gli ambienti nazionalisti e filofascisti europei negli anni Trenta, rinviamo al nostro saggio introduttivo in: Herman de Vries de Heekelingen, Israele. Il suo passato, il suo avvenire, Effepi, Genova 2004. 
6. Julius Evola, Barry Goldwater. Il vero conservatore, "Il Secolo d'Italia", 24 giugno 1964; ora in: Julius Evola, Il Secolo d'Italia (1952-1964), Fondazione Julius Evola, Roma 2001, p. 116.
7. Alcune riserve sull'Evola "politico" abbiamo avuto modo di manifestarle in un articolo piuttosto recente (C. Mutti, Evola e Nasser, "Rinascita", 21 settembre 2004).
8. Giorgio Boatti, Il principe orientalista disse no al colonialismo, "La Stampa", 13 novembre 2004.
9. Il discorso pronunciato alla Camera dal deputato democostituzionale Leone Caetani è stato recentemente pubblicato in: Leone Caetani, Islam e Cristianesimo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2002, pp. 101-108.
10. Aldo Alessandro Mola, Storia della Massoneria italiana dall'Unità alla Repubblica, Bompiani, Milano 1976, pp. 286-287.
11. Giorgio Levi della Vida, Fantasmi ritrovati, Neri Pozza, Venezia 1966, p. 56.
12. Giorgio Levi della Vida, op. cit., pp. 56-57. 
13. Giorgio Boatti, art. cit.
14. Giorgio Levi della Vida, op. cit., p. 68.




L'ORDINE DEI MAGHI

La qualifica di "iniziato pagano e romano" da taluni attribuita a don Leone Caetani, argomenta Sandro Consolato, è pienamente giustificata dal fatto che del principe orientalista esiste una "vita segreta", i cui testimoni sarebbero il barone Ricciardo Ricciardelli alias Marco Daffi e Ciro Formisano, alias Kremmerz, il Mago di Portici. Questo dovrebbe bastare, dice Consolato, perché il Mago di Portici "fu uno dei veri Iniziati dei tempi moderni". Quindi, conclude Consolato, non si dovrà tenere "alcun conto di eventuali obiezioni, fatte da Mutti o da altri, riguardo al valore iniziatico dell'Ordine al quale appartennero Kremmerz e, stando a certe voci, Caetani", per il semplice fatto che… "tali obiezioni non avrebbero alcun valore".
Insomma, "è così, perché è così". Davanti a una logica tanto stringente e convincente, ci asterremo da qualunque obiezione. Ci sarà consentito, tuttavia, sollevare qualche dubbio circa la serietà dei testimoni. 
Quanto al barone Ricciardelli, se è vero che "Kremmerz (…) considerava bizzarri certi suoi atteggiamenti e dottrine" (1), non gli si può dare certamente torto. Bizzarro (ed è un eufemismo) il barone venne considerato dai suoi stessi familiari, i quali chiesero ed ottennero che un tribunale lo interdicesse in quanto affetto da gravissime turbe mentali. D'altronde, a mostrare la bizzarria del personaggio sarebbe sufficiente la sua prosa, di cui forniamo qui di seguito un sintetico ma significativo campionario. "Dal punto di vista filosofale, un passaggio avatarico implica l'astrazione dal turbinio della materia, e cioè della Matrice e la sostituzione di un atto volontario ad un fatto naturale in cui vi è, sì un germe di volontà, ma che prevalentemente è determinato da un impulso vitale istintivo e da un condizionamento karmico combinatosi nello stato di quiescenza animica della monade disincarnata o secondo stadio del post-mortem" (2). "Si può considerare che l'oggettivazione di un responso costituisca un risparmio di energia mentale nei confronti della divinazione pura, vera e propria, in quanto non costringe, almeno nella prima fase, il medium allo sdoppiamento attivo-passivo; ed anche nella seconda è certo che la figurazione guida il medium con risparmio di sforzo, come pure nella quarta fase in quanto quel che egli riceve o crede di ricevere deve essere proiettato ed armonizzato con la figura obiettiva della mantica" (3).
Il Mago di Portici non poteva non giudicare alquanto strampalato il Mago di Genova. Ma da quale pulpito proveniva tale giudizio! Per farsi un'idea di quest'altro personaggio ("uno dei veri Iniziati dei tempi moderni", dice Consolato), basterebbe dare un'occhiata alle sue originali ricette, che insegnano a preparare miracolosi intrugli ("fermenti") a base di sangue mestruale e sperma. Ma vogliamo risparmiare al lettore i disgustosi particolari concernenti le pratiche operative della sua "Scuola". 
Chi crede che dai frutti si possa giudicare l'albero, non stupirà nell'apprendere come anche il figlio di Kremmerz andasse ad infoltire la schiera di deficienti che ha fatto corona a simili "grandi iniziati". In un documento interno degli ambienti kremmerziani si legge infatti che "il figlio Michele dava preoccupanti segni di squilibrio mentale" (4), sicché venne internato in un manicomio. Colpa sua, si disse nell'ambito della "Scuola", dove "la malattia veniva attribuita ad un'operazione magica tentata dal giovane all'insaputa del Padre (la maiuscola è ovviamente nel testo, n.d.r.), operazione che sortì esito sfavorevole" (5).
Dal "Padre" di Michele torniamo al "Padre" di Onorato. Sandro Consolato ci accusa di aver fatto un "uso (…) alquanto disinvolto" della Storia della Massoneria italiana di A. A. Mola, in quanto sulla base di questo testo abbiamo affermato che don Leone era massone, mentre, dice Consolato, don Leone non viene affatto citato tra i massoni. Ci dispiace di dover insistere e di dover invitare Consolato a una maggiore cautela; ma se egli andrà a leggere attentamente alla p. 286 dell'edizione del 1976 (1976, non 1986!), vi troverà il seguente chiarissimo sintagma: "il Fratello on. Leone Caetani". È solo nell'edizione del 2001 (cui fa riferimento Consolato) che "il Fratello on. Leone Caetani" è stato sostituito con "l'insigne arabista e orientalista Leone Caetani".
Che il Fratello Caetani fosse in relazione con le logge dei dönme (dönme, non dunmeh) di Salonicco, non è cosa strana; e i fatti che a Consolato si presentano come contraddittori (in particolare l'alleanza dei Giovani Turchi con gl'Imperi centrali) non contrastano affatto con quella che egli cerca di liquidare come "vulgata del guerrocultismo (sic)". Anzi, siccome Consolato ci richiede una spiegazione in proposito, lo rinviamo sia ad un nostro scritto precedente relativo all'ambiente turco in cui operò Rudolf von Sebottendorff (6) sia al saggio di Martin Schwarz su dönme e Giovani Turchi apparso recentemente su "Eurasia" (7). 

(1) Massimo Introvigne, Il cappello del mago, Sugarco, Milano 1990, p. 306.
(2) Marco Daffi, Gli avatars (sic, n.d.r.) spirituali, "Kemi-Hathor", 34, giugno 1988, p. 31.
(3) Marco Daffi, Introduzione alle mantiche, "Kemi-Hathor", 37, dicembre 1988, p. 34.
(4) Anonimo, Il mito del Kremmerz (fotocopia di un dattiloscritto in 69 pp. Riproducente un testo manoscritto non firmato e non datato, redatto negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale), p. 14.
(5) Il mito del Kremmerz, cit., p. 15.
(6) C. Mutti, Introduzione a. Rudolf von Sebottendorff, La pratica operativa della antica massoneria turca, Arktos, Carmagnola 1995, pp. 9-18.
(7) M. Schwarz, L'eredità di Sabbetay Sevi, "Eurasia", a. I, n. 1, pp. 109-118.